PilloLED n° 1 - Come misurare il fabbisogno di luce in un acquario

01 Agosto 2016 VLS Acquariofilia - Fai-da-te
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PilloLED n° 1 - Come misurare il fabbisogno di luce in un acquario

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Ma è facile! Lo sanno tutti: in “Watt/litro” … direbbero in tanti, purtroppo!

Già nel 2009 scrissi un articolo (“La luce nell’acquario d’acqua dolce – Parliamo in Lumen e non più in Watt”) che dimostra come già all’epoca fosse assolutamenteinadeguatoerrato e forviante misurare il fabbisogno di luce in un acquario attraverso il consumo elettrico del suo sistema di illuminazione!

Questo è un modo di “valutare” appartiene alla preistoria dell’acquariofilia: nasce da un’epoca in cui si riteneva che i livelli di efficienza dei sistemi di illuminazione nel trasformare l'energia elettrica in energia luminosa fossero pressoché standard. La valutazione dei livelli di efficienza luminosa tra un sistema e l’altro (anche nell'ambito del medesimo tipo di tecnologia) era un esercizio totalmente sconosciuto (diciamolo pure: non faceva parte della cultura dei consumatori).

Riporto di seguito alcuni degli elementi alla base di questa considerazione, validi a prescindere dal tipo di tecnologia utilizzata per illuminare gli acquari:

1.     ogni sistema di illuminazione, a parità di potenza assorbita, fornisce una diversa quantità (e qualità) di luce (con riferimento sia al tipo di tecnologia della fonte di luce che al tipo di “portalampada” usato); 

2.    a parità di potenza assorbita dal sistema di illuminazione, l’utilizzo di riflettori o specifiche plafoniere, più o meno performanti, può cambiare sensibilmente la quantità di luce direzionata nella vasca;

3.     anche in riferimento alla stessa quantità di luce prodotta, un diverso tipo di lampada può produrre un diverso tipo di luce (sia come spettro che come temperatura di colore) e questo avrà un diverso effetto sulle nostre piante acquatiche anche in relazione all’”ambiente acquatico” su cui operiamo;

4.     è spesso determinante considerare l’altezza della vasca più che semplicisticamente il suo volume interno; la diversa altezza della colonna d’acqua (che la luce deve attraversare prima di arrivare a colpire la foglia di una pianta) determina una “trasformazione” del flusso luminoso prodotto (parlo di trasformazione e volutamente non solo semplicemente di “attenuazione”);

5.    non tutte le acque sono uguali: acque ambrate, ricche di tannino e acidi umici o anche solo con una discreta fioritura algale o qualunque tipo di “sospensione” offrono una diversa attenuazione e trasformazione del fascio di luce che dalla sorgente luminosa attraversa la colonna d’acqua per giungere a colpire la foglia di una pianta.

Un modo più efficace (anche se non perfetto) per misurare il fabbisogno di luce in un acquario è quello di riferirsi alla “densità del flusso luminoso” che per praticità possiamo esprimere in “lumen/litro”. Sebbene esistano unità di misura più puntuali, questi risultano di improvabile applicazione. Con alcune accortezze, il “lumen per litro” può costituire il valido ed appropriato riferimento per definire il fabbisogno di luce di una vasca.

Nel libro “LED, Penultima Frontiere – PilloLED per Acquariofili Intraprendenti” viene spiegato come individuare il corretto valore di riferimento di questa densità, tenendo conto anche di una serie di importanti variabili, quali:

 

o   per gli acquari d’acqua dolce anche in relazione alle specie di piante acquatiche poste in essa a dimora,

o   per gli acquari marini anche in relazione della tipologie di coralli; 

 

Ancora oggi molti seguitano a parlare il linguaggio dei “Watt per litro” ed è anche a loro che è rivolto il libro “LED, Penultima Frontiere – PilloLED per Acquariofili Intraprendenti

 

By Valerio La Scalia

Ultimo aggiornamento 04 Settembre 2016